Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/271

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ventesimoquinto 265


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     che gloria, qual giá Ippolita e Camilla,
cerca ne l’arme; e in Africa era nata
in lito al mar ne la cittá d’Arzilla,
a scudo e a lancia da fanciulla usata.
Per questo non si smorza una scintilla
del fuoco de la donna inamorata.
Questo rimedio all’alta piaga è tardo:
tant’avea Amor cacciato inanzi il dardo.

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     Per questo non le par men bello il viso,
men bel lo sguardo e men belli i costumi;
per ciò non torna il cor, che giá diviso
da lei, godea dentro gli amati lumi.
Vedendola in quell’abito, l’è aviso
che può far che ’l desir non la consumi;
e quando, ch’ella è pur femina, pensa,
sospira e piange e mostra doglia immensa.

34
     Chi avesse il suo ramarico e ’l suo pianto
quel giorno udito, avria pianto con lei.
— Quai tormenti (dicea) furon mai tanto
crudel, che piú non sian crudeli i miei?
D’ogn’altro amore, o scelerato o santo,
il desïato fin sperar potrei;
saprei partir la rosa da le spine:
solo il mio desiderio è senza fine!

35
     Se pur volevi, Amor, darmi tormento
che t’increscesse il mio felice stato,
d’alcun martir dovevi star contento,
che fosse ancor negli altri amanti usato.
Né tra gli uomini mai né tra l’armento,
che femina ami femina ho trovato:
non par la donna all’altre donne bella,
né a cervie cervia, né all’agnelle agnella.