Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/33

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decimosettimo 27


104
     Gli otto che dianzi avean col mondo impresa,
e non potuto durar poi contra uno,
avendo mal la parte lor difesa,
usciti eran del campo ad uno ad uno.
Gli altri ch’eran venuti a-llor contesa,
quivi restâr senza contrasto alcuno,
avendo lor Grifon, solo, interrotto
quel che tutti essi avean da far contra otto.

105
     E durò quella festa cosí poco,
ch’in men d’un’ora il tutto fatto s’era:
ma Norandin, per far piú lungo il giuoco
e per continuarlo infino a sera,
dal palco scese, e fe’ sgombrare il loco;
e poi divise in due la grossa schiera;
indi, secondo il sangue e la lor prova,
gli andò accoppiando, e fe’ una giostra nova.

106
     Grifone intanto avea fatto ritorno
alla sua stanza, pien d’ira e di rabbia:
e piú gli preme di Martan lo scorno,
che non giova l’onor ch’esso vinto abbia.
Quivi, per tor l’obbrobrio ch’avea intorno,
Martano adopra le mendaci labbia:
e l’astuta e bugiarda meretrice,
come meglio sapea, gli era adiutrice.

107
     O sí o no che ’l giovin gli credesse,
pur la scusa accettò, come discreto;
e pel suo meglio allora allora elesse
quindi levarsi tacito e secreto,
per tema che, se ’l populo vedesse
Martano comparir, non stesse cheto.
Cosí per una via nascosa e corta
usciro al camin lor fuor de la porta.