Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/331

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

ventesimosettimo 325


32
     Molti per fretta s’affogaro in Senna
(che’l ponte non potea supplire a tanti),
e desiar, come Icaro, la penna,
perché la morte avean dietro e davanti.
Eccetto Uggieri e il marchese di Vienna,
i paladin fur presi tutti quanti.
Olivier ritornò ferito sotto
la spalla destra, Uggier col capo rotto.

33
     E se, come Rinaldo e come Orlando,
lasciato Brandimarte avesse il giuoco,
Carlo n’andava di Parigi in bando,
se potea vivo uscir di sí gran fuoco.
Ciò che potè, fe’ Brandimarte, e quando
non potè piú, diede alla furia loco.
Cosí Fortuna ad Agramante arrise,
ch’un’altra volta a Carlo assedio mise.

34
     Di vedovelle i gridi e le querele,
e d’orfani fanciulli e di vecchi orbi,
ne l’eterno seren dove Michele
sedea, salir fuor di questi aer torbi;
e gli fecion veder come il fedele
popul preda de’ lupi era e de’ corbi,
di Francia, d’Inghilterra e di Lamagna,
che tutta avea coperta la campagna.

35
     Nel viso s’arrossí l’angel beato,
parendogli che mal fosse ubidito
al Creatore, e si chiamò ingannato
da la Discordia perfida e tradito.
D’accender liti tra i pagani dato
le avea l’assunto, e mal era esequito;
anzi tutto il contrario al suo disegno
parea aver fatto, a chi guardava al segno.