Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/36

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30 canto


116
     Sopravien l’oste, e di colui l’informa
che giá gran pezzo, di bianch’arme adorno,
con la donna e col resto de la torma
avea ne la cittá fatto ritorno.
Truova Grifone a poco a poco l’orma
ch’ascosa gli avea Amor fin a quel giorno;
e con suo gran dolor vede esser quello
adulter d’Orrigille, e non fratello.

117
     Di sua sciochezza indarno ora si duole,
ch’avendo il ver dal peregrino udito,
lasciato mutar s’abbia alle parole
di chi l’avea piú volte giá tradito.
Vendicar si potea, né seppe: or vuole
l’inimico punir, che gli è fuggito;
et è constretto con troppo gran fallo
a tor di quel vil uom l’arme e ’l cavallo.

118
     Eragli meglio andar senz’arme e nudo,
che porsi indosso la corazza indegna,
o ch’imbracciar l’abominato scudo,
o por su l’elmo la beffata insegna;
ma per seguir la meretrice e ’l drudo,
ragione in lui pari al disio non regna.
A tempo venne alla cittá, ch’ancora
il giorno avea quasi di vivo un’ora.

119
     Presso alla porta ove Grifon venia,
siede a sinistra un splendido castello,
che, piú che forte e ch’a guerre atto sia,
di ricche stanze è accommodato e bello.
I re, i signori, i primi di Soria
con alte donne in un gentil drappello
celebravano quivi in loggia amena
la real sontuosa e lieta cena.