Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/370

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364 canto


44
     Se parve al re vituperoso l’atto,
lo crederete ben, senza ch’io ’l giuri.
Ne fu per arrabbiar, per venir matto;
ne fu per dar del capo in tutti i muri:
fu per gridar, fu per non stare al patto;
ma forza è che la bocca al fin si turi,
e che l’ira trangugi amara et acra,
poi che giurato avea su l’ostia sacra.

45
     — Che debbo far, che mi consigli, frate
(disse a Iocondo), poi che tu mi tolli
che con degna vendetta e crudeltate
questa giustissima ira io non satolli? —
— Lascián (disse Iocondo) queste ingrate,
e proviam se son l’altre cosí molli;
faccián de le lor femine ad altrui
quel ch’altri de le nostre han fatto a nui.

46
     Ambi gioveni siamo, e di bellezza,
che facilmente non troviamo pari.
Qual femina sará che n’usi asprezza,
se contra i brutti ancor non han ripari?
Se beltá non varrá né giovinezza,
varranne almen l’aver con noi danari.
Non vo’ che torni, che non abbi prima
di mille moglie altrui la spoglia opima.

47
     La lunga absenzia, il veder vari luoghi,
praticare altre femine di fuore,
par che sovente disacerbi e sfoghi
de l’amorose passioni il core. —
Lauda il parer, né vuol che si proròghi
11 re l’andata; e fra pochissime ore,
con duo scudieri, oltre alla compagnia
del cavallier roman, si mette in via.