Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/376

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370 canto


68
     Tanto replica l’un, tanto soggiunge
l’altro, che sono a grave lite insieme.
Vengon da’ motti ad un parlar che punge,
ch’ad amenduo l’esser beffato preme.
Chiaman Fiammetta (che non era lunge,
e de la fraude esser scoperta teme)
per fare in viso l’uno all’altro dire
quel che negando ambi parean mentire.

69
     — Dimmi (le disse il re con fiero sguardo),
e non temer di me né di costui;
chi tutta notte fu quel sí gagliardo,
che ti godè senza far parte altrui? —
Credendo l’un provar l’altro bugiardo,
la risposta aspettavano ambedui.
Fiammetta a’ piedi lor si gittò, incerta
di viver piú, vedendosi scoperta.

70
     Domandò lor perdono, che d’amore
ch’a un giovinetto avea portato, spinta,
e da pietá d’un tormentato core
che molto avea per lei patito, vinta,
caduta era la notte in quello errore;
e seguitò, senza dir cosa finta,
come tra lor con speme si condusse,
ch’ambi credesson che ’l compagno fusse.

71
     Il re e Iocondo si guardaro in viso,
di maraviglia e di stupor confusi;
né d’aver anco udito lor fu aviso,
ch’altri duo fusson mai cosí delusi.
Poi scoppiaro ugualmente in tanto riso,
che con la bocca aperta e gli occhi chiusi,
potendo a pena il fiato aver del petto,
a dietro si lasciar cader sul letto.