Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/386

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380 canto


4
     E come il nuovo amor lo punge e scalda,
muove alcune ragion di poco frutto,
per romper quella mente intera e salda
ch’ella avea fissa al Creator del tutto.
Ma l’eremita che l’è scudo e falda,
perché il casto pensier non sia distrutto,
con argumenti piú validi e fermi,
quanto piú può, le fa ripari e schermi.

5
     Poi che l’empio pagan molto ha sofferto
con lunga noia quel monaco audace,
e che gli ha detto invan ch’al suo deserto
senza lei può tornar quando gli piace;
e che nuocer si vede a viso aperto,
e che seco non vuol triegua né pace:
la mano al mento con furor gli stese,
e tanto ne pelò, quanto ne prese.

6
     E si crebbe la furia, che nel collo
con man lo stringe a guisa di tanaglia;
e poi ch’una e due volte raggirollo,
da sé per l’aria e verso il mar lo scaglia.
Che n’avenisse, né dico né sollo:
varia fama è di lui, né si raguaglia.
Dice alcun che sí rotto a un sasso resta,
che ’l piè non si discerne da la testa;

7
     et altri, ch’a cadere andò nel mare,
ch’era piú di tre miglia indi lontano,
e che morí per non saper notare,
fatti assai prieghi e orazioni invano:
altri, ch’un santo lo venne aiutare,
lo trasse al lito con visibil mano.
Di queste, qual si vuol, la vera sia:
di lui non parla piú l’istoria mia.