Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/387

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ventesimonono 381


8
     Rodomonte crudel, poi che levato
s’ebbe da canto il garrulo eremita,
si ritornò con viso men turbato
verso la donna mesta e sbigottita;
e col parlar ch’è fra gli amanti usato,
dicea ch’era il suo core e la sua vita
e ’l suo conforto e la sua cara speme,
et altri nomi tai che vanno insieme.

9
     E si mostrò sí costumato allora,
che non le fece alcun segno di forza.
Il sembiante gentil che l’innamora,
l’usato orgoglio in lui spegne et ammorza:
e ben che ’l frutto trar ne possa fuora,
passar non però vuole oltre a la scorza;
che non gli par che potesse esser buono,
quando da lei non lo accettasse in dono.

10
     E cosí di disporre a poco a poco
a’ suoi piaceri Issabella credea.
Ella, che in sí solingo e strano loco,
qual topo in piede al gatto si vedea,
vorria trovarsi inanzi in mezzo il fuoco;
e seco tuttavolta rivolgea
s’alcun partito, alcuna via fosse atta
a trarla quindi immaculata e intatta.

11
     Fa ne l’animo suo proponimento
di darsi con sua man prima la morte,
che ’l barbaro crudel n’abbia il suo intento,
e che le sia cagion d’errar sí forte
contra quel cavallier ch’in braccio spento
l’avea crudele e dispietata sorte;
a cui fatto have col pensier devoto
de la sua castitá perpetuo voto.