Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/397

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ventesimonono 391


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     L’acqua gli fece distaccare in fretta.
Orlando è nudo, e nuota com’un pesce:
di qua le braccia, e di lá i piedi getta,
e viene a proda; e come di fuor esce,
l’orrendo va, né per mirare aspetta,
se in biasmo o in loda questo gli riesce.
Ma il pagan, che da l’arme era impedito,
tornò piú tardo e con piú affanno al lito.

49
     Sicuramente Fiordiligi intanto
avea passato il ponte e la riviera;
e guardato il sepolcro in ogni canto,
se del suo Brandimarte insegna v’era,
poi che né l’arme sue vede né il manto,
di ritrovarlo in altra parte spera.
Ma ritorniamo a ragionar del conte,
che lascia a dietro e torre e fiume e ponte.

50
     Pazzia sará, se le pazzie d’Orlando
prometto raccontarvi ad una ad una;
che tante e tante fur, ch’io non so quando
finir: ma ve n’andrò scegliendo alcuna
solenne et atta da narrar cantando,
e ch’all’istoria mi parrá oportuna;
né quella tacerò miraculosa,
che fu nei Pirenei sopra Tolosa.

51
     Trascorso avea molto paese il conte,
come dal grave suo furor fu spinto;
et al fin capitò sopra quel monte
per cui dal Franco è il Tarracon distinto;
tenendo tuttavia volta la fronte
verso lá dove il sol ne viene estinto:
e quivi giunse in uno angusto calle,
che pendea sopra una profonda valle.