Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/415

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trentesimo 409


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     E lo facea; se non, tosto ch’al Sole
la vaga Aurora fe’ l’usata scorta,
l’animoso Ruggier, che mostrar vuole
che con ragion la bella aquila porta,
per non udir piú d’atti e di parole
dilazïon, ma far la lite corta,
dove circonda il popul lo steccato,
sonando il corno s’appresenta armato.

45
     Tosto che sente il Tartaro superbo,
ch’alla battaglia il suono altier lo sfida,
non vuol piú de l’accordo intender verbo,
ma si lancia del letto, et arme grida;
e si dimostra sí nel viso acerbo,
che Doralice istessa non si fida
di dirgli piú di pace né di triegua:
e forza è infin che la battaglia segua.

46
     Subito s’arma, et a fatica aspetta
da’ suoi scudieri i debiti servigi;
poi monta sopra il buon cavallo in fretta,
che del gran difensor fu di Parigi;
e vien correndo invér la piazza eletta
a terminar con l’arme i gran litigi.
Vi giunse il re e la corte allora allora;
sí ch’all’assalto fu poca dimora.

47
     Posti lor furo et allacciati in testa
i lucidi elmi, e date lor le lance.
Siegue la tromba a dare il segno presta,
che fece a mille impallidir le guance.
Posero l’aste i cavallieri in resta,
e i corridori punsero alle pance;
e venner con tale impeto a ferirsi,
che parve il ciel cader, la terra aprirsi.