Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/414

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408 canto


40
     Non niega similmente il re Gradasso,
e sallo Isolier vostro e Sacripante,
io dico Sacripante, il re circasso,
e ’l famoso Grifone et Aquilante,
cent’altri e piú, che pure a questo passo
stati eran presi alcuni giorni inante,
macometani e gente di battesmo,
che tutti liberai quel dí medesmo.

41
     Non cessa ancor la maraviglia loro
de la gran prova ch’io feci quel giorno,
maggior, che se l’esercito del Moro
e del Franco inimici avessi intorno.
Et or potrá Ruggier, giovine soro,
farmi da solo a solo o danno o scorno?
Et or c’ho Durindana e l’armatura
d’Ettòr, vi de’ Ruggier metter paura?

42
     Deh, perché dianzi in prova non venni io,
se far di voi con l’arme io potea acquisto?
So che v’avrei sí aperto il valor mio,
ch’avresti il fin giá di Ruggier previsto.
Asciugate le lacrime, e, per Dio,
non mi fate uno augurio cosí tristo;
e siate certa che ’l mio onor m’ha spinto,
non ne lo scudo il bianco augel dipinto. —

43
     Cosí disse egli; e molto ben risposto
gli fu da la mestissima sua donna,
che non pur lui mutato di proposto,
ma di luogo avria mossa una colonna.
Ella era per dover vincer lui tosto,
ancor ch’armato, e ch’ella fosse in gonna;
e l’avea indutto a dir, se ’l re gli parla
d’accordo piú, che volea contentarla.