Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/425

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trentesimo 419


84
     Dicea la donna al suo Ruggiero absente
queste parole et altre, lacrimando,
non una sola volta, ma sovente.
Ippalca la venia pur confortando,
che Ruggier servarebbe interamente
sua fede, e ch’ella l’aspetasse, quando
altro far non potea, fin a quel giorno
ch’avea Ruggier prescritto al suo ritorno.

85
     I conforti d’Ippalca, e la speranza
che degli amanti suole esser compagna,
alla tema e al dolor tolgon possanza
di far che Bradamante ognora piagna;
in Montalban senza mutar mai stanza
voglion che fin al termine rimagna,
fin al promesso termine e giurato,
che poi fu da Ruggier male osservato.

86
     Ma ch’egli alla promessa sua mancasse,
non però debbe aver la colpa affatto;
ch’una causa et un’altra sí lo trasse,
che gli fu forza preterire il patto.
Convenne che nel letto si colcasse,
e piú d’un mese si stesse di piatto
in dubbio di morir, sí il dolor crebbe
dopo la pugna che col Tartaro ebbe.

87
     L’inamorata giovane l’attese
tutto quel giorno e desiollo invano,
né mai ne seppe, fuor quanto ne ’ntese
ora da Ippalca, e poi dal suo germano,
che le narrò che Ruggier lui difese,
e Malagigi liberò e Viviano.
Questa novella, ancor ch’avesse grata,
pur di qualche amarezza era turbata: