Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/424

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418 canto


80
     Lesse la carta quattro volte e sei,
e volse ch’altretante l’imbasciata
replicata le fosse da colei
che l’una e l’altra avea quivi arrecata,
pur tuttavia piangendo: e crederei
che mai non si saria piú racchetata,
se non avesse avuto pur conforto
di rivedere il suo Ruggier di corto.

81
     Termine a ritornar quindici o venti
giorni avea Ruggier tolto, et affermato
l’avea ad Ippalca poi con giuramenti
da non temer che mai fosse mancato.
— Chi m’assicura, ohimè! degli accidenti
(ella dicea), c’han forza in ogni lato,
ma ne le guerre piú, che non distorni
alcun tanto Ruggier, che piú non torni?

82
     Ohimè! Ruggiero, ohimè! chi aria creduto
ch’avendoti amato io piú di me stessa,
tu piú di me, non ch’altri, ma potuto
abbi amar gente tua inimica espressa?
A chi opprimer dovresti, doni aiuto:
chi tu dovresti aitare, è da te oppressa.
Non so se biasmo o laude esser ti credi,
ch’al premiar e al punir sí poco vedi.

83
     Fu morto da Troian (non so se ’l sai)
il padre tuo; ma fin ai sassi il sanno:
e tu del figlio di Troian cura hai
che non riceva alcun disnor né danno.
È questa la vendetta che ne fai,
Ruggiero? e a quei che vendicato l’hanno,
rendi tal premio, che del sangue loro
me fai morir di strazio e di martoro? —