Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/430

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424 canto


8
     Scontraro il dí seguente invêr la sera
un cavallier ch’avea una donna al fianco,
con scudo e sopravesta tutta nera,
se non che per traverso ha un fregio bianco.
Sfidò alla giostra Ricciardetto, ch’era
dinanzi, e vista avea di guerrier franco:
e quel, che mai nessun ricusar volse,
girò la briglia e spazio a correr tolse.

9
     Senza dir altro, o piú notizia darsi
de l’esser lor, si vengono all’incontro.
Rinaldo e gli altri cavallier fermârsi
per veder come seguiria lo scontro.
— Tosto costui per terra ha da versarsi,
se in luogo fermo a mio modo lo incontro —
dicea tra sé medesmo Ricciardetto;
ma contrario al pensier seguí l’effetto:

10
     però che lui sotto la vista offese
di tanto colpo il cavalliero istrano,
che lo levò di sella, e lo distese
piú di due lance al suo destrier lontano.
Di vendicarlo incontinente prese
l’assunto Alardo, e ritrovossi al piano
stordito e male acconcio: sí fu crudo
lo scontro fier, che gli spezzò lo scudo.

11
     Guicciardo pone incontinente in resta
l’asta, che vede i duo germani in terra,
ben che Rinaldo gridi: — Resta, resta;
che mia convien che sia la terza guerra: —
ma l’elmo ancor non ha allacciato in testa,
sí che Guicciardo al corso si disserra;
né piú degli altri si seppe tenere,
e ritrovossi subito a giacere.