Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/451

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trentesimoprimo 445


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     e sul lito del mar s’era condutto
ove dovea la pugna diffinire:
ma Malagigi a turbar venne il tutto,
che fe’ il cugin, mal grado suo, partire,
avendol sopra un legno in mar ridutto.
Lungo saria tutta l’istoria dire.
Da indi in qua stimò timido e vile
sempre Gradasso il paladin gentile.

93
     Or che Gradasso esser Rinaldo intende
costui ch’assale il campo, se n’allegra.
Si veste l’arme, e la sua alfana prende,
e cercando lo va per l’aria negra:
e quanti ne riscontra, a terra stende;
et in confuso lascia afflitta et egra
la gente, o sia di Libia o sia di Francia:
tutti li mena a un par la buona lancia.

94
     Lo va di qua di lá tanto cercando,
chiamando spesso e quanto può piú forte,
e sempre a quella parte declinando,
ove piú folte son le genti morte,
ch’al fin s’incontra in lui brando per brando,
poi che le lancie loro ad una sorte
eran salite in mille scheggie rotte
sin al carro stellato de la Notte.

95
     Quando Gradasso il paladin gagliardo
conosce, e non perché ne vegga insegna,
ma per gli orrendi colpi e per Boiardo,
che par che sol tutto quel campo tegna;
non è, gridando, a improverargli tardo
la prova che di sé fece non degna:
ch’al dato campo il giorno non comparse,
che tra lor la battaglia dovea farse.