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450 canto


CANTO TRENTESIMOSECONDO

1
     Soviemmi che cantare io vi dovea
(giá lo promisi, e poi m’uscí di mente)
d’una sospizïon che fatto avea
la bella donna di Ruggier dolente,
de l’altra piú spiacevole e piú rea,
e di piú acuto e venenoso dente,
che, per quel ch’ella udí da Ricciardetto,
a devorare il cor l’entrò nel petto.

2
     Dovea cantarne, et altro incominciai,
perché Rinaldo in mezzo sopravenne;
e poi Guidon mi diè che fare assai,
che tra camino a bada un pezzo il tenne.
D’una cosa in un’altra in modo entrai,
che mal di Bradamante mi sovenne:
sovienmene ora, e vo’ narrarne inanti
che di Rinaldo e di Gradasso io canti.

3
     Ma bisogna anco, prima ch’io ne parli,
che d’Agramante io vi ragioni un poco,
ch’avea ridutte le reliquie in Arli,
che gli restar del gran notturno fuoco,
quando a raccor lo sparso campo e a darli
soccorso e vettovaglie era atto il loco:
l’Africa incontra, e la Spagna ha vicina,
et è in sul fiume assiso alla marina.