Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/46

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40 canto


20
     Quindici o venti ne tagliò a traverso,
altritanti lasciò del capo tronchi,
ciascun d’un colpo sol dritto o riverso;
che viti o salci par che poti e tronchi.
Tutto di sangue il fier pagano asperso,
lasciando capi fessi e bracci monchi,
e spalle e gambe et altre membra sparte,
ovunque il passo volga, al fin si parte.

21
     De la piazza si vede in guisa tòrre,
che non si può notar ch’abbia paura;
ma tuttavolta col pensier discorre,
dove sia per uscir via piú sicura.
Capita al fin dove la Senna corre
sotto all’isola, e va fuor de le mura.
La gente d’arme e il popul fatto audace
lo stringe e incalza, e gir nol lascia in pace.

22
     Qual per le selve nomade o mussile
cacciata va la generosa belva,
ch’ancor fuggendo mostra il cor gentile,
e minacciosa e lenta si rinselva;
tal Rodomonte, in nessun atto vile,
da strana circondato e fiera selva
d’aste e di spade e di volanti dardi,
si tira al fiume a passi lunghi e tardi.

23
     E sí tre volte e piú l’ira il sospinse,
ch’essendone giá fuor, vi tornò in mezzo,
ove di sangue la spada ritinse,
e piú di cento ne levò di mezzo.
Ma la ragione al fin la rabbia vinse
di non far sí, ch’a Dio n’andasse il lezzo;
e da la ripa, per miglior consiglio,
si gittò all’acqua, e uscí di gran periglio.