Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/475

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trentesimosecondo 469


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     Il re di Svezia, che primier si mosse,
fu primier anco a riversciarsi al piano:
con tanta forza l’elmo gli percosse
l’asta che mai non fu abbassata invano.
Poi corse il re di Gozia, e ritrovosse
coi piedi in aria al suo destrier lontano.
Rimase il terzo sottosopra volto,
ne l’acqua e nel pantan mezzo sepolto.

77
     Tosto ch’ella ai tre colpi tutti gli ebbe
fatto andar coi piedi alti e i capi bassi,
alla ròcca ne va, dove aver debbe
la notte albergo; ma prima che passi,
v’è chi la fa giurar che n’uscirebbe,
sempre ch’a giostrar fuori altri chiamassi.
Il signor de lá dentro, che ’l valore
ben n’ha veduto, le fa grande onore.

78
     Cosí le fa la donna che venuta
era con quegli tre quivi la sera,
come io dicea, da l’Isola Perduta,
mandata al re di Francia messaggiera.
Cortesemente a lei che la saluta,
si come graziosa e affabil era.
si leva incontra, e con faccia serena
piglia per mano, e seco al fuoco mena.

79
     La donna, cominciando a disarmarsi,
s’avea lo scudo e dipoi l’elmo tratto;
quando una cuffia d’oro, in che celarsi
soleano i capei lunghi e star di piatto,
uscí con l’elmo; onde caderon sparsi
giú per le spalle, e la scopriro a un tratto
e la feron conoscer per donzella,
non men che fiera in arme, in viso bella.