Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/476

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470 canto


80
     Quale al cader de le cortine suole
parer fra mille lampade la scena,
d’archi e di piú d’una superba mole,
d’oro e di statue e di pitture piena;
o come suol fuor de la nube il sole
scoprir la faccia limpida e serena:
cosí, l’elmo levandosi dal viso,
mostrò la donna aprisse il paradiso.

81
     Giá son cresciute e fatte lunghe in modo
le belle chiome che tagliolle il frate,
che dietro al capo ne può fare un nodo,
ben che non sian come son prima state.
Che Bradamante sia, tien fermo e sodo
(che ben l’avea veduta altre fiate)
il signor de la ròcca; e piú che prima
or l’accarezza e mostra farne stima.

82
     Siedono al fuoco, e con giocondo e onesto
ragionamento dan cibo all’orecchia,
mentre, per ricreare ancora il resto
del corpo, altra vivanda s’apparecchia.
La donna all’oste domandò se questo
modo d’albergo è nuova usanza o vecchia,
e quando ebbe principio, e chi la pose;
e ’l cavalliero a lei cosí rispose:

83
     — Nel tempo che regnava Fieramonte,
Clodïone, il figliuolo, ebbe una amica
leggiadra e bella e di maniere conte
quant’altra fosse a quella etade antica;
la quale amava tanto, che la fronte
non rivolgea da lei, piú che si dica
che facesse da Ione il suo pastore,
perch’avea ugual la gelosia all’amore.