Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/477

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trentesimosecondo 471


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     Qui la tenea; che ’l luogo avuto in dono
avea dal padre, e raro egli n’uscia;
e con lui dieci cavallier ci sono,
e dei miglior di Francia tuttavia.
Qui stando, venne a capitarci il buono
Tristano, et una donna in compagnia,
liberata da lui poch’ore inante,
che traea presa a forza un fier gigante.

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     Tristano ci arrivò che ’l sol giá volto
avea le spalle ai liti di Siviglia;
e domandò qui dentro esser raccolto,
perché non c’è altra stanza a dieci miglia.
Ma Clodïon, che molto amava e molto
era geloso, ins«omma si consiglia
che forestier, sia chi si voglia, mentre
ci stia la bella donna, qui non entre.

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     Poi che con lunghe et iterate preci
non potè aver qui albergo il cavalliero:
— Or quel che far con prieghi io non ti feci,
che ’l facci (disse) tuo mal grado, spero. —
E sfidò Clodïon con tutti i dieci
che tenea appresso, e con un grido altiero
se gli offerse con lancia e spada in mano
provar che discortese era e villano;

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     con patto, che se fa che con lo stuolo
suo cada in terra, et ei stia in sella forte,
ne la ròcca alloggiar vuole egli solo,
e vuol gli altri serrar fuor de le porte.
Per non patir quest’onta, va il figliuolo
del re di Francia a rischio de la morte;
ch’aspramente percosso cade in terra,
e cadon gli altri, e Tristan fuor li serra.