Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/483

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

trentesimosecondo 477


108
     Qual sotto il piú cocente ardore estivo,
quando di ber piú desiosa è l’erba,
il fior ch’era vicino a restar privo
di tutto quell’umor ch’in vita il serba,
sente l’amata pioggia e si fa vivo;
cosí, poi che difesa sí superba
si vide apparecchiar la messaggiera,
lieta e bella tornò come prim’era.

109
     La cena, stata lor buon pezzo avante,
né ancor pur tocca, al fin godèrsi in festa,
senza che piú di cavalliero errante
nuova venuta fosse lor molesta.
La godèr gli altri, ma non Bradamante,
pure all’usanza addolorata e mesta;
che quel timor, che quel sospetto ingiusto
che sempre avea nel cor, le tollea il gusto.

110
     Finita ch’ella fu (che saria forse
stata piú lunga, se ’l desir non era
di cibar gli occhi), Bradamante sorse,
e sorse appresso a lei la messaggiera.
Accennò quel signore ad un che corse
e prestamente allumò molta cera,
che splender fe’ la sala in ogni canto.
Quel che segui dirò ne l’altro canto.



FINE DEL SECONDO VOLUME.