Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/79

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decimottavo 73

DECI MOTTA YO

73

152
     Rise Rinaldo, e disse: — Io vo’ tu senta,
s’io so meglio di te trovar la vena. —
Sprona, e a un tempo al destrier la briglia allenta,
e d’una punta con tal forza mena,
d’una punta ch’al petto gli appresenta,
che gli la fa apparir dietro alla schena.
Quella trasse, al tornar, l’alma col sangue:
di sella il corpo uscí freddo et esangue.

153
     Come purpureo fior languendo muore,
che ’l vomere al passar tagliato lassa;
o come carco di superchio umore
il papaver ne l’orto il capo abbassa:
cosí, giú de la faccia ogni colore
cadendo, Dardinel di vita passa;
passa di vita, e fa passar con lui
l’ardire e la virtú de tutti i sui.

154
     Qual soglion l’acque per umano ingegno
stare ingorgate alcuna volta e chiuse,
che quando lor vien poi rotto il sostegno,
cascano, e van con gran rumor difuse;
tal gli African, ch’avean qualche ritegno
mentre virtú lor Dardinello infuse,
ne vanno or sparti in questa parte e in quella,
che l’han veduto uscir morto di sella.

155
     Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa,
et attende a cacciar chi vuol star saldo.
Si cade ovunque Arïodante passa,
che molto va quel dí presso a Rinaldo.
Altri Lionetto, altri Zerbin fracassa,
a gara ognuno a far gran prove caldo.
Carlo fa il suo dover, lo fa Oliviero,
Turpino e Guido e Salamone e Ugiero.