Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/80

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74 canto


156
     I Mori fur quel giorno in gran periglio
che ’n Pagania non ne tornasse testa;
ma ’l saggio re di Spagna dá di piglio,
e se ne va con quel che in man gli resta.
Restar in danno tien miglior consiglio,
che tutti i denar perdere e la vesta:
meglio è ritrarsi e salvar qualche schiera,
che, stando, esser cagion che ’l tutto péra.

157
     Verso gli alloggiamenti i segni invia,
ch’eron serrati d’argine e di fossa,
con Stordilan, col re d’Andologia,
col Portughese in una squadra grossa.
Manda a pregar il re di Barbaria,
che si cerchi ritrar meglio che possa;
e se quel giorno la persona e ’l loco
potrá salvar, non avrá fatto poco.

109
     Quel re che si tenea spacciato al tutto,
né mai credea piú riveder Biserta,
che con viso sí orribile e sí brutto
unquanco non avea Fortuna esperta,
s’allegrò che Marsilio avea ridutto
parte del campo in sicurezza certa:
et a ritrarsi cominciò, e a dar volta
alle bandiere, e fe’ sonar raccolta.

159
     Ma la piú parte de la gente rotta
né tromba né tambur né segno ascolta:
tanta fu la viltá, tanta la dotta,
ch’in Senna se ne vide affogar molta.
Il re Agramante vuol ridur la frotta:
seco ha Sobrino, e van scorrendo in volta;
e con lor s’affatica ogni buon duca,
che nei ripari il campo si riduca.