Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/99

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decimonono 93


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     Fra piacer tanti, ovunque un arbor dritto
vedesse ombrare o fonte o rivo puro,
v’avea spillo o coltel subito fitto;
cosí, se v’era alcun sasso men duro:
et era fuori in mille luoghi scritto,
e cosí in casa in altritanti il muro,
Angelica e Medoro, in varii modi
legati insieme di diversi nodi.

37
     Poi che le parve aver fatto soggiorno
quivi piú ch’a bastanza, fe’ disegno
di fare in India del Catai ritorno,
e Medor coronar del suo bel regno.
Portava al braccio un cerchio d’oro, adorno
di ricche gemme, in testimonio e segno
del ben che ’l conte Orlando le volea;
e portato gran tempo ve l’avea.

38
     Quel donò giá Morgana a Zilïante,
nel tempo che nel lago ascoso il tenne;
et esso, poi ch’al padre Monodante,
per opra e per virtú d’Orlando venne,
lo diede a Orlando: Orlando ch’era amante,
di porsi al braccio il cerchio d’or sostenne,
avendo disegnato di donarlo
alla regina sua di ch’io vi parlo.

39
     Non per amor del paladino, quanto
perch’era ricco e d’artificio egregio,
caro avuto l’avea la donna tanto,
che piú non si può aver cosa di pregio.
Se lo serbò ne l’Isola del pianto,
non so giá dirvi con che privilegio,
lá dove esposta al marin mostro nuda
fu da la gente inospitale e cruda.