Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/111

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trentesimosettimo 105


16
     Sceglieronne una; e sceglierolla tale,
che superato avrá l’invidia in modo,
che nessun’altra potrá avere a male,
se l’altre taccio, e se lei sola lodo.
Quest’una ha non pur sé fatta immortale
col dolce stil di che il meglior non odo;
ma può qualunque di cui parli o scriva,
trar del sepolcro, e far ch’eterno viva.

17
     Come Febo la candida sorella
fa piú di luce adorna, e piú la mira,
che Venere o che Maia o ch’altra stella
che va col cielo o che da sé si gira:
cosí facundia, piú ch’all’altre, a quella
di ch’io vi parlo, e piú dolcezza spira;
e dá tal forza all’alte sue parole,
ch’orna a’ dí nostri il ciel d’un altro sole.

18
     Vittoria è ’l nome; e ben conviensi a nata
fra le vittorie, et a chi, o vada o stanzi,
di trofei sempre e di trionfi ornata,
la vittoria abbia seco, o dietro o inanzi.
Questa è un’altra Artemisia, che lodata
fu di pietá verso il suo Mausolo; anzi
tanto maggior, quanto è piú assai bell’opra,
che por sotterra un uom, trarlo di sopra.

19
     Se Laodamia, se la moglier di Bruto,
s’Arria, s’Argia, s’Evadne, e s’altre molte
meritâr laude per aver voluto,
morti i mariti, esser con lor sepolte:
quanto onore a Vittoria è piú dovuto,
che di Lete e del rio che nove volte
l’ombre circonda, ha tratto il suo consorte,
mal grado de le Parche e de la Morte!