Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/192

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186 canto


36
     Agramante ch’intanto avea deserta
l’armata, e con Sobrin n’era fuggito,
pianse da lungi e sospirò Biserta,
veduto sí gran fiamma arder sul lito.
Poi piú d’appresso ebbe novella certa
come de la sua terra il caso era ito:
e d’uccider se stesso in pensier venne,
e lo facea; ma il re Sobrin lo tenne.

37
     Dicea Sobrin: — Che piú vittoria lieta,
signor, potrebbe il tuo inimico avere,
che la tua morte udire, onde quïeta
si speraria poi l’Africa godere?
Questo contento il viver tuo gli vieta:
quindi avrá cagion sempre di temere.
Sa ben che lungamente Africa sua
esser non può, se non per morte tua.

38
     Tutti i sudditi tuoi, morendo, privi
de la speranza, un ben che sol ne resta.
Spero che n’abbi a liberar, se vivi,
e trar d’affanno e ritornarne in festa.
So che, se muori, sián sempre captivi,
Africa sempre tributaria e mesta.
Dunque, s’in util tuo viver non vuoi,
vivi, signor, per non far danno ai tuoi.

39
     Dal soldano d’Egitto, tuo vicino,
certo esser puoi d’aver danari e gente:
malvolentieri il figlio di Pipino
in Africa vedrá tanto potente.
Verrá con ogni sforzo Norandino
per ritornarti in regno, il tuo parente:
Armeni, Turchi, Persi, Arabi e Medi,
tutti in soccorso avrai, se tu li chiedi. —