Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/218

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212 canto


56
     Poi confortollo che non niega il cielo
tardi o per tempo Cristo a chi gliel chiede:
e di quelli operarii del Vangelo
narrò, che tutti ebbono ugual mercede.
Con caritade e con devoto zelo
lo venne ammaestrando ne la fede,
verso la cella sua con lento passo,
ch’era cavata a mezzo il duro sasso.

57
     Di sopra siede alla devota cella
una piccola chiesa che risponde
all’orïente, assai commoda e bella:
di sotto un bosco scende sin all’onde,
di lauri e di ginepri e di mortella,
e di palme fruttifere e feconde;
che riga sempre una liquida fonte,
che mormorando cade giú dal monte.

58
     Eran degli anni ormai presso a quaranta
che su lo scoglio il fraticel si messe:
ch’a menar vita solitaria e santa
luogo oportuno il Salvator gli elesse.
Di frutte colte or d’una or d’altra pianta,
e d’acqua pura la sua vita resse,
che valida e robusta e senza affanno
era venuta all’ottantesimo anno.

59
     Dentro la cella il vecchio accese il fuoco,
e la mensa ingombrò di varii frutti,
ove si ricreò Ruggiero un poco,
poscia ch’i panni e i capelli ebbe asciutti.
Imparò poi piú ad agio in questo loco
de nostra fede i gran misterii tutti;
et alla pura fonte ebbe battesmo
il dí seguente dal vecchio medesmo.