Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/374

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368 canto


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     E dice:— Se quel dí, Ruggier, ch’offeso
fu il campo mio dal valor tuo stupendo,
ancor ch’io t’avea in odio, avessi inteso
che tu fossi Ruggier, come ora intendo;
cosí la tua virtú m’avrebbe preso,
come fece anco allor, non lo sapendo;
e cosí spinto dal cor l’odio, e tosto
questo amor ch’io ti porto, v’avria posto.

41
     Che prima il nome di Ruggiero odiassi,
ch’io sapessi che tu fosse Ruggiero,
non negherò; ma ch’or piú inanzi passi
l’odio ch’io t’ebbi, t’esca del pensiero.
E se, quando di carcere io ti trassi,
n’avesse, come or n’ho, saputo il vero;
il medesimo avrei fatto anco allora,
ch’a benefizio tuo son per far ora.

42
     E s’allor volentier fatto l’avrei,
ch’io non t’era, come or sono, obligato;
quant’or piú farlo debbo, che sarei,
non lo facendo, il piú d’ogn’altro ingrato;
poi che negando il tuo voler, ti sei
privo d’ogni tuo bene, e a me l’hai dato.
Ma te lo rendo, e piú contento sono
renderlo a te, ch’aver io avuto il dono.

43
     Molto piú a te, ch’a me, costei conviensi,
la qual, ben ch’io per li suoi merit’ami,
non è però, s’altri l’avrá, ch’io pensi,
come tu, al viver mio romper li stami.
Non vo’ che la tua morte mi dispensi,
che possi, sciolto ch’ella avrá i legami
che son del matrimonio ora fra voi,
per legitima moglie averla io poi.