Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/375

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quarantesimosesto 369


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     Non che di lei, ma restar privo voglio
di ciò c’ho al mondo, e de la vita appresso,
prima che s’oda mai ch’abbia cordoglio
per mia cagion tal cavalliero oppresso.
De la tua difidenzia ben mi doglio;
che tu che puoi, non men che di te stesso,
di me dispor, piú tosto abbi voluto
morir di duol, che da me avere aiuto. —

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     Queste parole et altre soggiungendo,
che tutte saria lungo riferire,
e sempre le ragion redarguendo,
ch’in contrario Ruggier gli potea dire;
fe’ tanto, ch’al fin disse: — Io mi ti rendo,
e contento sarò di non morire.
Ma quando ti sciorrò l’obligo mai,
che due volte la vita dato m’hai? —

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     Cibo soave e precïoso vino
Melissa ivi portar fece in un tratto;
e confortò Ruggier, ch’era vicino,
non s’aiutando, a rimaner disfatto.
Sentito in questo tempo avea Frontino
cavalli quivi, e v’era accorso ratto.
Leon pigliar da li scudieri suoi
lo fe’ e sellare, et a Ruggier dar poi;

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     il qual con gran fatica, ancor ch’aiuto
avesse da Leon, sopra vi salse:
cosí quel vigor manco era venuto,
che pochi giorni inanzi in modo valse,
che vincer tutto un campo avea potuto,
e far quel che fe’ poi con l’arme false.
Quindi partiti, giunser, che piú via
non fèr di mezza lega, a una badia: