Pagina:Ariosto - Orlando furioso, secondo la stampa del 1532, Roma 1913.djvu/218

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 [54]
D’Africa v’era la men trista gente;
     Ben che né questa ancor gran prezzo vaglia.
     Dardinel la sua mosse incontinente,
     E male armata, e peggio usa in battaglia;
     Ben ch’egli in capo avea l’elmo lucente,
     E tutto era coperto a piastra e a maglia.
     Io credo che la quarta miglior sia,
     Con la qual Isolier dietro venìa.
     
 [55]
Trasone intanto, il buon duca di Marra,
     Che ritrovarsi all’alta impresa gode,
     Ai cavallieri suoi leva la sbarra,
     E seco invita alle famose lode,
     Poi ch’Isolier con quelli di Navarra
     Entrar ne la battaglia vede ed ode.
     Poi mosse Ariodante la sua schiera,
     Che nuovo duca d’Albania fatt’era.
     
 [56]
L’alto rumor de le sonore trombe,
     De’ timpani e de’ barbari stromenti,
     Giunti al continuo suon d’archi, di frombe,
     Di machine, di ruote e di tormenti;
     E quel di che più par che ’l ciel ribombe,
     Gridi, tumulti, gemiti e lamenti;
     Rendeno un alto suon ch’a quel s’accorda,
     Con che i vicin, cadendo, il Nilo assorda.
     
 [57]
Grande ombra d’ogn’intorno il cielo involve,
     Nata dal saettar de li duo campi;
     L’alito, il fumo del sudor, la polve
     Par che ne l’aria oscura nebbia stampi.
     Or qua l’un campo, or l’altro là si volve:
     Vedresti or come un segua, or come scampi;
     Ed ivi alcuno, o non troppo diviso,
     Rimaner morto ove ha il nimico ucciso.
     
 [58]
Dove una squadra per stanchezza è mossa,
     Un’altra si fa tosto andare inanti.
     Di qua di là la gente d’arme ingrossa:
     Là cavallieri, e qua si metton fanti.
     La terra che sostien l’assalto, è rossa:
     Mutato ha il verde ne’ sanguigni manti;
     E dov’erano i fiori azzurri e gialli,
     Giaceno uccisi or gli uomini e i cavalli.
     
 [59]
Zerbin facea le più mirabil pruove
     Che mai facesse di sua età garzone:
     L’esercito pagan che ’ntorno piove,
     Taglia ed uccide e mena a destruzione.
     Ariodante alle sue genti nuove
     Mostra di sua virtù gran paragone;
     E dà di sé timore e meraviglia
     A quelli di Navarra e di Castiglia.
     
 [60]
Chelindo e Mosco, i duo figli bastardi
     Del morto Calabrun re d’Aragona,
     Ed un che reputato fra’ gagliardi
     Era, Calamidor da Barcelona,
     S’avean lasciato a dietro gli stendardi;
     E credendo acquistar gloria e corona
     Per uccider Zerbin, gli furo adosso;
     E ne’ fianchi il destrier gli hanno percosso.
     
 [61]
Passato da tre lance il destrier morto
     Cade; ma il buon Zerbin subito è in piede;
     Ch’a quei ch’al suo cavallo han fatto torto,
     Per vendicarlo va dove gli vede:
     E prima a Mosco, al giovene inaccorto,
     Che gli sta sopra, e di pigliar sel crede,
     Mena di punta, e lo passa nel fianco,
     E fuor di sella il caccia freddo e bianco.