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Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/106

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D’ARISTOFANE. 53
glie per aventura esso, ò de parenti, ò de gli amici, pioveremo tutta notte. di forte che forsi vorrà piu tosto che anch’in Egitto fosse, che giudicare malamente.
Str. Quinta, quarta, terza, dietro à questa la seconda. poi quella che io piu di tutti i dì hò temuta, et che hò abhorrita e fugita, et odiata, subito dopo questa è la ultima et la nuova, perche ogniuno giura, à chi m’incontro debitore, ponendomi avanti i pritanei, e dice di rovinarmi et distrugermi, me domandandogli il dovere e’l giusto. ò sventurato questo hora gia non mi torai. et lo aslongami, et lo lasciami, mai non dicono cosi ricevere: anzi mi fanno villania, che non sono huomo da bene ne giusto, et dicono di farmi citare à ragione, hor dunque mi citino. ogni modo n’hò poco pensiere, poi che hà imparato Fidippide à dir bene. et incontinente lo saperò, se batto ne la scola. figlio dico, figlio, figlio.

Soc. Saluto Strepsiade.
Str. Et io anchor tè, ma piglia questo prima. perche forza è honorar in qualche cosa il maestro, ma dimi, se mio figliuolo ha imparata quella parola, quale pur hora gli hai introdutta?
Socr. L’hà imparata.
Str. Ben sei privatrice, ò d’ogni cosa reina.
Soc. Di modo che fugirai qual pena vorai.

Str. Et se testimonij vi erano quando tolsi in presto

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