Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/484

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D’ARISTOFANE. 242
mo noi gouernandovi, e isparmiando, e attendendo à l’openione predetta.
B.
In che guisa dunque quello che non possiede la nostra terra, l’argento poi e i Darichi, e le pecunie e ricchezze ascose?
P.
Egli metterà questo ne’l mezzo, e se non lo metterà, si mentirà.
B.
E possede per questo?
P.
Niente gli sarà utile.
B.
Secondo che?
P.
Nessun n’anche ne la povertà farà niente di male. imperoche tutti haveranno ogni cosa, pani, pezzi di pesce, fugazze, veste, vino, corone, ciceri, però che guadagno è à non mettergli? essaminati e mostralo.
B.
Non piu robamo costoro, i quali hanno queste cose?
P.
Primamente ò amico quando usavamo queste legi antiche e prime. adesso poi sarà la vita di comune. che guadagno è à non metterli?
B.
Se uno vedendo un putto desiderarà e vorrà subagitarlo, haverà à dargli di queste cose facili? participar egli da’l commune insieme dormendo?
P.
Sarà lecito insieme dormire con esso datogli il premio queste communi le farò dormie con gli huomini, e far de gli figliuoli à che ne vuole.
B.
Come dunque, se tutti vorranno la piu bella de tutte e cercaramo da contendere?
P.
Le piu brutte. e le piu gobbe sederanno presso le