Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/497

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LE CONGREGANTI
nasciuto ne le gambe tenere, e fiorsice ne le pecore. e tu ò vecchia ricoglie, e frica il pensiere à la morte.
Vec.
L’ornamento tuo te poscialo cascare, e gettalo via. quando ti vorranno far quel fatto postu trovarti apresso un serpente ne’l letto: e esser strascinata, quando ti vorran basciare.
Gio.
Oime, oime, che patirò io? non è venuta l’orina mia, e son lasciata sola. mia madre è andata altrove, e non bisogna che io dica altro. ò baglia pregoti chiama Ortagora, pregoti che aiuti i toi proprij.
Vec.
Gia ti move il costume de la Ionia ò misera tu. imperò che tu mi pari un Lambda secondo i Lesbij. ma non mi rapirai i miei ludi, e non mi torrai, ne farai perdere questa hora mia.
Gio.
Canta quello che vuoi et inchinati à guisa di gatta, che nissuno prima entratà dà te in vece di me.
Vec.
Non à portarmi una qualche cosa.
Gio.
E cosa nuova ò vecchia marcida.
Vec.
Non certamente.
Gio.
Questa vecchia misera che dic’ella?
Vec.
La vecchiezza mia non si dolerà di te.
Gio.
Che cosa?
Vec.
Belletto piu e poi che tua cerusa.
Gio.
Che disputi con meco?
Vec.
Che te inchini tu?
Gio.
Io?