Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/84

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tuoniamo, ò un poco piovemo. poi quando lo nemico d'i dei Paflagone coriario per duce v'elegeste, s'accorocciassimo, et gravi cose et da non sopportare facessimo, il tonitruo poi si rupe con lampo, et la Luna lasciò le sue vie, il Sol poi in se medesimo tirando'l ragio subito, diceva di non lucervi, se Cleone stato fosse duce. ma niente di meno costui v'elegeste. Onde si dice, ch'e'l cattivo consiglio è in questa cità. pur queste cose i dei, ciò che voi fallate, in meglio volgano, et che questo anchor giovi, facilmente l'insegnaremo. se prendendo voi Cleone rapitor de doni et di furto, poi gli inturbarete il collo con questo legno, un'altra volta nel pristino et primo tempo, se qualche delitto haveste fatto, quello che si fà ne la cità di bene in meglio farà andare.
Coro.
Intorno à me di nuovo signor Febo di Delo, che in Cinto habiti l'alta pietra: et tu che in Efeso, beata ne stai in una casa d'oro tutta, ne la quale le giovani di Lidia grandemente honoranoti: et tù dea de la nostra patria, carratiera d'Egite, Minerva, de la nostra cità patrona: et tu ebriaco Dioniso, che la Parnasia pietra habiti, luci con le facelle picee, decente per i lauri delfici.
Coro.
Quando noi quì di venir parecchiavamo, la Luna incontro venendo, ne mandò à dire, che prima salutassimo gli Ateniesi et coaiutori, poi diceva essersi sdegnata, per haver patiti incommodi,