Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/44

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32 l'ultimo viaggio di ulisse

     O a lucenti smeraldi, isole ascose,
     Dove sedi beate, e avventurose
     Genti; incognito il mal, dell'aspro inverno
     Sconosciuti i rigori, e sempiterno
     Della feconda primavera il riso.
     Potrieno queste al decantato Eliso
     Togliere il vanto. Altre ne son cui d'ombra
     Un perpetuo vel fascia ed ingombra;
     Né mai potria le favolose rive
     Prora alcuna toccar; né se di vive
     Genti o di larve sieno stanza è dato
     Sapere ad uom che di mortai sia nato;
     Salvo che spesso su per l'onde i venti
     Ne portan grida e lugubri lamenti.
     Altre di saldo e cristallino gelo
     Irte e rigide sempre; altre che al cielo
     Da' cavernosi baratri muggendo
     Sbuffano acherontee vampe d'orrendo
     Foco e procelle di nigrante fumo.
     Soci, non io tutto ridir presumo
     Ciò che in Egitto da vetusti savi
     Narrare un tempo udii, cui son degli avi
     Note le storie tenebrose, e noti
     Quali più strani lidi e più remoti