Pagina:Artusi - La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, Landi, 1895.djvu/458

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
438

nare n’è la conferma. Preso poi la mattina a digiuno pare che sbarazzi lo stomaco dai residui di una imperfetta digestione e lo predisponga a una colazione più appetitosa. Io, per esempio, quando mi sento qualche imbarazzo allo stomaco non trovo di meglio, per ismaltirlo, che andar bevendo del caffè leggermente indolcito ed allungato coll’acqua, astenendomi dalla colazione.

            E se noiosa ipocondria t’opprime
              0 troppo intorno alle vezzose membra
              Adipe cresce, de’ tuoi labbri onora
              La nettarea bevanda ove abbronzato
              Fama ed arde il legume a te d’Aleppo
              Giunto, e da Moka che di mille navi
              Popolata mai sempre insuperbisce

Venezia pe’ suoi rapporti commerciali in Oriente fu la prima a fare uso del caffè in Italia, forse fin dal secolo XVI; ma le prime botteghe da caffè furono colà aperte nel 1645, indi a Londra e poco dopo a Parigi ove una libbra di caffè si pagava fino a 40 scudi.

L’uso si andò poi via via generalizzando e crescendo fino all’immenso consumo che se ne fa oggigiorno; ma due secoli addietro il Redi nel suo Ditirambo cantava:

            Beverei prima il veleno
              Che un bicchier che fosse pieno
              Dell’amaro e reo caffè,

e un secolo fa, pare che l’uso in Italia ne fosse tuttora ristretto se a Firenze non si chiamava ancora caffettiere, ma acquacedrataio colui che vendeva cioccolata, caffè e altre bibite.

Goldoni, nella commedia La Sposa persiana, dice per bocca di Curcuma, schiava:

            Ecco il caffè, signore, caffè in Arabia nato,
              E dalle caravane in Ispaan portato.