Pagina:Atti del II Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana.djvu/131

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di un cimitero sotterraneo dell'umbria 117


Anche più espliciti però, sono gli stessi Atti, a proposito di un cimitero sotterraneo presso Spoleto.

Dopo avere accennato ad un terribile terremoto del quale, in Spoleto solamente, furono vittime centoventi pagani, e che scosse dalle fondamenta tutti gli edifici, ai Santi Garpoforo e Abbondio, apparve un Angelo, che, liberandoli dal carcere, ingiunse loro di evangelizzare Spoleto. E gli Atti continuano: Eadem hora regressi sunt de carcere, suburbana civitate, in cripta. E, più sotto, soggiungono gli stessi Atti che, al Proconsole Marziano, furono denunciati alcuni Cristiani, i quali si occultavano in cripta in prefata civitate spoletana; vennero di notte i soldati, e, trovatili, ne catturarono tredici, tra i quali erano Abbondio e Garpoforo. Trattenuti in carcere questi due, comandò Marziano che agli altri si troncasse il capo fuori di Spoleto, e che i loro corpi si lasciassero insepolti: i quali corpi Sincleta christianissima foemina, nella notte susseguente, raccolse, asperse di aromi et posuit in cimiterio pontiani, non longe ab urbe spoletana in lateribus montis in eadem spelunca.

Il sito del Cimitero di Ponziano è notissimo, assai vicino alla odierna cinta delle mura di Spoleto, e fu sempre tenuto in grande venerazione. Ebbe il nome di Ponziano dal sepolcro di uno dei più antichi e più cospicui Martiri spoletini, i cui Atti sono ritenuti sinceri. E dagli stessi Atti del Martire1 sappiamo che il fondo, prima della sepoltura di Ponziano, era denominato Lucianus; e Luciano e Ciciano vien chiamato, anche oggi, tutto quel poggio. Già prima del mille sorgevano, sul Cimitero di Ponziano, una chiesa2, ed un Monastero di sacre Vergini, alle quali sono affidate anche oggi le reliquie del Martire, riguardato e onorato sempre come patrono principale della città.

Che un cimitero cristiano antichissimo quivi fosse, lo dimostrano tre rozze urne anepigrafi esistenti, anche attualmente, nelle tribune della cripta, e una quarta pure anepigrafe, ma con l’ornamento, in centro della fronte, di una tabella ansata e di due porte laterali, confinata nell’orto monastico.

Ma, sarà stato quivi, come vorrebbero gli Atti, un cimitero sotterraneo, una o più spelunche in cui avrebbero, un tempo, vissuto nascosti i santi Abbondio e Garpoforo, insieme ai loro compagni, e questi poi vi sarebbero stati sepolti, o non piuttosto un’arca cimiteriale?3. È questo il quesito che, in attesa di un felice colpo di zappa, tenteremo intanto di sciogliere con lo studio coscienzioso, sereno delle antiche memorie.

  1. Gli Atti di S. Ponziano, nei Lezionari spoletini occupano i fogli 105-106 del volume II.
  2. Quando foase edificata una chiesa in questo luogo, non si sa. In un proemio alla Vita di S. Giovanni Arcivescovo di Spoleto, contenuta nel vol. I, fogl. 109-113, dei citati Lezionari, scritto sul finire del secolo X, è già nominato con grande onore, il Cenobio di S. Ponziano ed il suo Cimitero. La chiesa odierna, nella facciata e nelle absidi, presenta tutti i caratteri di consimili edifici, sorti nell'Umbria, tra l’undecimo e il dodicesimo secolo. L'interno venne tutto ammodernato, nel 1788; ma, sotto l’intonaco, si indovinano le membrature originarie, ohe forse rimangono ancora intatte, e due capitelli, tuttora scoperti e al loro posto, in un angolo quasi buio, destano vivissimo desiderio del resto. La cripta é a cinque navi, a volta, sostenuta da colonne antiche, e adorna di molte pitture, assai ben conservate. Le due navi estreme, però, sono evidentemente un’aggiunta posteriore, benché assai antica. A questa cripta si scendeva, un tempo, dalla chiesa, per mezzo di due scale che mettevano, appunto, nelle due navi estreme. Ma, prima di tale aggiunta, la scala era unica, nel centro della cripta a tre navi, e ne rimane ancora il vano d’accesso.
    Un’analisi minuta di questo edificio, sarebbe un grande servizio reso alla storia dell’Arte umbra, in alcuni punti oscurissima.
    La cripta di S. Ponziano verrà riaperta al pubblico.
  3. Non è da far troppo caso delle urne anepigrafi ricordate di sopra, essendo noto che, anche a Boma, la città delle catacombe per eccellenza, agli ingressi di queste, si sono rinvenute simili arche. Vedi: Marucchi, Guide des Catacombes Romaines, Paris-Rome, Desclée Lefebvre, 1900, pag. 72.