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sessione del 1861


Le varie provincie della Penisola non fecero che seguire le loro naturali inclinazioni, che spegnere gli antichi germi di debolezza, che provvedere ai supremi bisogni di un popolo libero, costituendo in mezzo all’Europa uno Stato potente che è per sè e per i vicini un elemento nuovo di pace e di civiltà.

Questo Stato ha un nome: è il regno d’Italia; nome che comprende il territorio naturale occupato da ogni gente italiana e sta a significare la nostra costituzione politica; questo nome esprime che l’ultimo termine dei rivolgimenti italiani è la creazione di una monarchia nazionale.

Acclamando Vittorio Emanuele Re d’Italia, la nazione ha voluto premiare quella illustre Dinastia italiana che col senno civile, col coraggio militare, con spiriti indomiti d’indipendenza, rendeva il popolo subalpino degno delle libere istituzioni e custode della bandiera nazionale; ha voluto rendere omaggio alla venerata memoria del magnanimo Re Carlo Alberto ed all’ardito patriottismo del Re.

Il titolo di Re d’Italia pone in atto il concetto intero della volontà nazionale, cancella i simboli delle nostre interne divisioni, è per l’animo d’ogni italiano un pegno di grandezza e di unione, accresce l’autorità del Governo del Re nei Consessi europei, ed offre alle grandi potenze, in mezzo alle quali il regno d’Italia prende posto, degna occasione per accettare il risorgimento politico di un popolo che ha tanto contribuito alla civiltà universale. Salutando con questo nuovo titolo l’illustre discendente di una delle più antiche e nobili dinastie, i grandi Stati d’Europa stringeranno coll’Italia quei vincoli di concordia, di fratellanza, d’interessi comuni, che sono oramai il solo fondamento delle relazioni diplomatiche fra popoli liberi e cristiani.

Questi Stati, ai pari di noi, custodi gelosi della pace e dell’ordine, porgeranno in tal modo nuova forza all’autorità del Governo e del primo Parlamento italiano, affinchè con quella sapienza e moderazione che devono dominare nei Consigli di un grande regno possano essere risoluti gli ardui problemi che interessano la pace dell’Italia e del mondo, non che la grandezza e la libertà spirituale della Chiesa.

Siffatte convinzioni persuadevano l’ufficio centrale a proporre al Senato l’adozione dell’articolo di legge presentato dal Ministero.

Questa adozione ha però implicita una disposizione legislativa, di cui sembra non possa essere contestata la ragione e la convenienza, e per la quale il fatto memorando ed il principio giuridico della novella monarchia siano ognora presenti al popolo italiano e congiunti ai nome de’ suoi Re.

La Provvidenza divina, che mai si rivela meglio nella sua bontà e nella sua giustizia che quando muove e dirige la volontà dei popoli a riconquistare dritti o manomessi o perduti; la virtù, la concordia e la perseveranza italiana che la mirabile opera hanno compito, debbono associarsi al nome del Re, siccome la ragione più sacra e la forza più salda del regno.

Perciò l’ufficio centrale vi propone l’aggiunta di un secondo articolo che completa la legge in questo intendimento.

L’ufficio centrale vuol anche esprimere la fiducia che il governo del Re otterrà dall’animo affettuoso e benevolo del nostro augusto Monarca che il figlio primogenito del Re d’Italia s’intitoli costantemente Principe di Piemonte.

Questo titolo rimarrà a ricordare ai nostri Re la terra nativa ed un regno glorioso e civile di otto secoli, sarà un segno imperituro di onoranza reso dagli Italiani tutti a quella provincia che fu il primo scudo della loro libertà e della loro indipendenza.

Si augura il vostro ufficio centrale che vorrete accogliere il progetto di legge così ampliato, con quella unanimità di voti, con quei sentimenti di gratitudine e di riverenza che devono accompagnare il primo e il più grande atto che la volontà nazionale compie in cospetto del mondo.


PROGETTO DI LEGGE.


Art. 1. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sè e suoi successori il titolo di Re d’Italia.

Art. 2. Gli atti del Governo ed ogni altro atto che debba essere intitolato in nome del Re sarà intestato colla formula seguente:

(Il nome del Re)
Per Provvidenza divina, per voto della Nazione
Re d’Italia.




S. M. Vittorio Emanuele II assume il titolo di Re d’Italia.


Relazione del presidente Consiglio dei ministri (Cavour) 11 marzo 1861, con cui presenta alla Camera il progetto di legge approvato dal Senato nella seduta del 26 febbraio 1861.


Signori! — Ho l’onore di presentare alla Camera dei deputati il qui unito disegno di legge, col quale il Re nostro augusto signore assume per sè e suoi successori il titolo di Re d’Italia.

La commozione che desta negli animi cotesta proposta, il plauso onde fu accolta, significa altamente che un gran fatto si è compiuto, e che una nuova era incomincia.

È una nobile nazione, la quale, per colpa di fortuna e per proprie colpe caduta in basso stato, conculcata e flagellata per tre secoli da forestiere e domestiche tirannie, si riscuote finalmente invocando il suo diritto, rinnovella sè stessa in una magnanima lotta per dodici anni esercitata, ed afferma sè stessa in cospetto del mondo.

È questa nobile nazione che, serbatasi costante nei lunghi giorni delle prove, serbatasi prudente nei giorni delle prosperità insperate, compie oggi l’opera della sua costituzione, si fa una di reggimento e d’istituti, come una già la rendono la stirpe, la lingua, la religione, le memorie degli strazi sopportati e le speranze dell’intiero riscatto.

Interpreti del nazionale sentimento, voi già avete, nel giorno solenne dell’apertura del Parlamento, salutato Vittorio Emanuele II col nuovo titolo che l’Italia da Torino a Palermo gli ha decretato con riconoscente affetto. Ora è mestieri convertire in legge dello Stato quel grido d’entusiasmo.

Il Senato del regno l’ha di già sancita con unanime voto: voi, o signori, io ne sono certo, la confermerete colla stessa concordia di suffragi, affinchè il nuovo regno possa presentarsi senza maggior indugio nel consesso delle nazioni col glorioso nome che gli compete.


PROGETTO DI LEGGE.


Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sè e suoi successori il titolo di Re d’Italia.