Pagina:Balbo, Cesare – Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. I, 1913 – BEIC 1740806.djvu/121

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dei barbari 115


ucciso poi da un suo gasindio [574]. Tutto ciò in sei anni; Velleio Patercolo avea ragione, e l’ha Manzoni: fu conquista barbara fra le barbare.

14. I trentasei duchi. — Nuova barbarie, i trentasei duchi non s’elesser re. Vollero restare indipendenti, sciolti; e principalmente non aver a spogliarsi della consueta «parte regia». I duchi settentrionali guerreggiarono di nuovo stoltamente, e invasero Provenza. I medii e meridionali estesero lor conquiste a tutto ciò che rimase poi regno longobardo. Il quale saprebbesi qual fosse, se avessimo il nome de’ trentasei ducati, che furono probabilmente dodici in ciascuna delle tre grandi divisioni, Austria ad oriente, Neustria ad occidente d’Adda e Trebbia, Tuscia a mezzodí. Ma restano certi solamente undici nell’Austria, Foro Iulio, Treviso, Ceneda, Vicenza, Verona, Trento, Bergamo, Brescia, Parma, Piacenza e Regio; incerto il dodicesimo, Brescello o forse Mantova presa fin d’allora. In Neustria certi soltanto sei, Milano, Pavia, San Giulio nel lago d’Orta, Ivrea, Torino, Asti; incerti gli altri sei, Vercelli, Lumello, Acqui, Alba, Auriate, Bredulo. Nella Tuscia certi nove, Lucca, Chiusi, Firenze, Populonia, Perugia, Fermo, Rimini, Spoleto e Benevento; incerti gli altri tre, Siena o Soana, Camerino ed Imola. Vedesi che tenevan quasi tutta la Venezia, salvo Padova con quelle sue lagune ove veniva sorgendo la cittá di lei figliuola; tutta l’antica Insubria e Liguria, salvo Genova e sue riviere; e tutta Toscana e il mezzodí d’Italia, salvo Ravenna e alcune altre cittá alla marina orientale, e Napoli e poche altre alla occidentale, e Roma in mezzo isolata e compressa tra i due potenti duchi di Spoleto e Benevento. Del resto, hassi da Paolo Diacono loro storico nazionale che «spogliarono le chiese ed estinsero i popoli»; e piú espressamente che «allora molti dei nobili furono per cupidigia uccisi; e gli altri divisi fra gli ospiti, affinché pagassero ai longobardi la terza parte de’ lor frutti (frugum)» (lib. II, 32). Chiaro è: i longobardi, che sempre piú si conferman barbarissimi fra’ barbari, usarono allora il modo piú barbaro di trarre il terzo non in terre separate, ma in frutti pagabili da’ conquistati, ridotti cosí a servitú territoriale e poco men che personale. E quindi l’ire degl’italiani