Pagina:Balbo, Cesare – Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. I, 1913 – BEIC 1740806.djvu/128

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122 libro quarto


di quella nazione, difenderne l’acquisto recente e dubbio ancora, chiamando contro agli stranieri prementi altri stranieri che paiano meno pericolosi. Perciocché io non so fino a qual punto sia lecito ai reggitori sagrificare i pericoli certi de’ popoli presenti agli incerti de’ popoli futuri, né fino a qual punto sia da apporsi a tali reggitori il futuro mal preveduto. Ad ogni modo, se resta colpa apponibile a que’ nostri antichi, ella non può apporsi certo da que’ moderni, grandi o popolani, governanti o governati, i quali caddero nella medesima, fecero simili chiamate, e si lagnarono che non fossero esaudite. Quanto al risultato poi, un’opinione la quale vituperasse in ogni caso queste chiamate di stranieri contra stranieri, sarebbe certo opinione molto imprudente, molto impolitica, molto improvida per li casi futuri. — La chiamata di Gregorio III fu fatta a Carlo Martello, il maggiore di que’ maggiordomi o pfalz-graf, o capi di gasindi, che eran venuti crescendo presso ai re franchi «fa nulla»; a Carlo Martello, che colle vittorie sui propri emuli, su’ grandi ribelli del regno, e principalmente sugli stranieri maomettani, vinti in gran battaglia a Poitiers l’anno 732, s’era acquistato nome e potenza di capo della nazione franca, e quasi della cristianitá. A tal uomo fu almeno men brutto ricorrere; e cosí bastò l’autorita di lui su’ longobardi alleati suoi, a salvar il papa e le cittá italiane. E cosí, e l’uno e l’altre eran rimaste, od anzi cresciute nell’indipendenza, quando morirono Gregorio III, Leone iconoclasta e Carlo Martello nel 741, e Liutprando nel 744. Del quale, non aggiugneremo altro, se non che, or alleato, or nemico de’ papi e delle cittá, e de’ greci e de’ propri duchi, egli prese una volta Ravenna, toltagli in breve da’ veneziani sudditi greci fedeli quella volta; e prese parecchie altre cittá, fra cui Sutri che donò a San Pietro e San Paolo, cioè alla mensa di Roma, cioè al papa, primo esempio di tali donazioni. E resta dubbio se serbasse l’altre e cosí accrescesse definitamente il regno. Ad ogni modo, avendo egli, fin che le tenne, trattatele meno alla barbara, e non ispogliati questi nuovi sudditi suoi, diventa certo dopo lui ciò che era dubbio prima di lui: che questi romani possedetter terre, furono territorialmente