Pagina:Balbo, Cesare – Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. I, 1913 – BEIC 1740806.djvu/206

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200 libro sesto

chiamava i giureconsulti dello Studio di Bologna, sorto fin dal principio del secolo; i quali spiegarono i diritti imperiali secondo i codici giustinianei, e non sugli acquisti via via fatti di libertá. Bisogna dire, che i giureconsulti di quell’etá non conoscessero né il diritto di prescrizione, né anche meno quello imprescrittibile di qualunque nazione, di non soggiacere ad un’altra. Certo che anche di questo, come di qualsiasi diritto, si può disputare e si disputa ad ogni occasione, se sia rivendicato con mezzi legittimi e prudenti, o no: ma l’imprudenza o l’illegittimitá de’ mezzi non toglie il diritto primitivo. Se tu mi rubi il mio, ed io tento ucciderti, fo male senza dubbio; ma il mio rubatomi riman sempre mio. Ma i giureconsulti di Bologna non l’intendean cosí; non facevano imprescrittibili se non i diritti del sacro romano imperio ai tempi di Teodosio e Giustiniano. Quindi, non solo furono da costoro rivendicate all’imperio le regalie, e tolto alle cittá l’uso delle guerre cittadine, ma fu inventato, e stabilito poi in ogni cittá dove poté l’imperatore, un magistrato suo, che dovea, rimanendo i consoli, rappresentare la potenza imperiale, e che appunto fu chiamato «potestas», «podestá». Quindi condannavasi e smuravasi Piacenza, a brutta richiesta della vicina Cremona; e rivendicavansi all’imperio Sardegna e Corsica, tenute da’ genovesi e pisani. I primi accennarono resistere; uomini, donne, vecchi e fanciulli edificarono allora lor forti mura; e furon lasciati tranquilli, anzi esenti dalle regalie, liberi del tutto. Ma non cosí Milano, risorta con Brescia e Crema contro ai podestá e all’altre infrazioni degli ultimi patti. Cosí Federigo ebbe a ripigliar l’armi; e, saccheggiati i campi, pose assedio a Crema addí 4 luglio 1159. — Segue una delle piú nobili fazioni di quella e di qualunque guerra. Sei mesi e mezzo di resistenza; Milano e Brescia mandano aiuti; belle sortite, vittorie degli assediati; Federigo fa da barbaro impiccar i prigioni dinanzi alle mura; i cremaschi impiccan sulle mura a rappresaglia; Federigo inferocisce, uccide gli ostaggi adulti, e attacca i bambini a una torre di legno che s’avanzava secondo l’uso per l’assalto, e contro cui tiravano i mangani de’ difensori. Fra le grida disperate de’ figliuoli e de’ padri, esclama uno di questi: — Benedetti coloro