Pagina:Balbo, Cesare – Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. I, 1913 – BEIC 1740806.djvu/247

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dei comuni 241

dimentichi, salvo Venezia, niuna cittá l’ebbe mai. — Morto papa Giovanni XXII, gli succedette Benedetto XI pur francese [1334], che pur continuò in Avignone. Morto Azzo Visconti, gli succedette suo zio Luchino [1339]. E nel 1343 morí re Roberto di Napoli che fu detto «il buono», che direbbesi meglio «il mediocre». Niuno forse lasciò perdersi mai tante e cosí belle occasioni d’ingrandire la parte di che era capo naturale; niuno la lasciò cader tanto giú come egli ne’ ventiquattr’anni di regno. È da Dante chiamato «re da sermone». Fu anch’egli protettor di letterati; anzi quasi letterato. Due anni prima di morire esaminò, incoronò, laureò Francesco Petrarca. Penso che indi sia l’invenzione de’ poeti laureati.

22. Le compagnie, i condottieri [1314-1343]. — Ma vegniamo ad una piú seria, ad una che fu danno estremo e fatale della giá misera Italia. Giá dicemmo i mercenari usati dalle cittá italiane fin quasi dalla loro origine, fin dalle prime loro invidie tra sé, ed in sé. Meno male finché furono presi ad uomo ad uomo, od a compagnie piccole, e pagati per a tempo, ad ogni occasione. Peggio giá quando vennero in ogni cittá co’ podestá o capitani annui o di pochi anni. Tuttavia, ciò non disavvezzava del tutto ancora i cittadini dal tener in mano i ferri, o li disavvezzava solamente in questa o quella cittá. Ma fu danno pessimo e nazionale, quando i mercenari si raccolsero in compagnie grosse, quando esse e lor condottieri furono nuove potenze che s’aggiunsero a tutte quelle giá cosí miseramente moltiplici dell’imperatore e re, del papa, delle cittá, degli antichi e restanti signori feodali, dei nuovi tiranni. Vano, od anzi ad ogni sincero uomo impossibile è l’illudersi: la pluralitá delle potenze ordinate può sí essere, è spesso utile in uno Stato; può, facendo concorrere tutte le forze e le operositá di una nazione, accrescere la forza totale di lei; ma la moltiplicazione delle potenze disordinate, indeterminate e sminuzzate non può se non tôrre ogni nerbo, se non isciogliere qualunque Stato, qualunque nazione. Invano si vien cercando una consolazione, un vantaggio di questi sminuzzamenti, si vien dicendo che se n’accrescevano le potenze, le facoltá individuali, o, come or si dice, la personalitá