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degli imperatori romani 67


di Varo, distrutte da un duce a cui ne rimase il nome generico di «guerriero», Heerman od Arminio [9]. Piansene Augusto, ma non era un Giulio Cesare da andarvi e vincervi: mandovvi legati; e quella guerra trasmessa dall’uno all’altro de’ suoi successori, non proseguita da niuno di essi, nemmeno forse da Traiano, coll’antica ostinatezza romana, quella guerra germanica occupa tutta l’etá che incominciamo, non finisce se non con lei, cioè coll’imperio occidentale.

2. Continua. — Limiti d’Augusto furono dunque, il Reno, il Danubio, l’Eufrate e i deserti d’Arabia, di Nubia, di Numidia. In mezzo, il Mediterraneo tutt’intiero, lago italiano, che non fu né sará, probabilmente, mai piú lago di niun’altra nazione. — In Ispagna erano tre province: lusitania, betica e tarragonese. — In Gallia transalpina, quattro: narbonese, lugdunese aquitanica e belgica. — In Germania e ne’ paesi danubiani, otto: Vindelizia, Rezia, Norico, due Pannonie, due Mesie ed Illirico. — In Grecia, tre: Macedonia, Tracia ed Acaia. — In Asia, quattro: Asia, Bitinia, Cilicia, Siria, oltre Giudea, Comagene, Cappadocia, Ponto, Licia, Samo e Rodi, Armenia e Mesopotamia, piú o men libere o regnate di nome, ma rette di fatto da qualunque proconsolo o legato romano, e che diventarono province poi. — In Africa, tre: Egitto, Cirenaica ed Africa, oltre la Mauritania pur retta a regno allora, pur divisa in province poco dopo. — E finalmente in grembo al Mediterraneo, quattro: Siracusa e Lilibeo in Sicilia, Sardegna e Corsica. — L’Italia, la penisola signoreggiante, non era allor divisa in province; serbava tutte le distinzioni di sue genti primitive, secondo i patti con cui ciascuna s’era aggregata a Roma; ma queste distinzioni erano scemate dalla concessione, che Augusto fece allora a tutte insieme, di quel diritto di cittadinanza, tanto contrastato giá quando non era un’ombra.

3. Continua. — Molte leggi buone fece Augusto per tutto ciò, e per restituir la pace e i costumi. Ma a confermarli, due pessime; non abusate, per vero dire, da lui, bensí all’infinito da’ successori: quella di maestá (Iulia de maiestate) che faceva delitto d’ogni menoma mancanza di rispetto all’imperatore; e