Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/174

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170 libro settimo

anche in mezzo alla civiltá ed alle colture; partito il nostro dalla veritá ed incamminato quindi in una via di virtú e di progressi indefiniti. E quindi Vico inventò, o piuttosto prese dagli antichi quella supposta idea de’ periodi d’accrescimento, colmo e decadenza delle nazioni, legge che non esiste in fatto né in ragione nel mondo cristiano. Né ebbe Vico quella bella, ma essa pure non giusta idea del progresso incominciato col mondo e continuato d’allora in poi, la quale non sorse se non dopo la morte di lui, ed al cader del secolo decimottavo. E tanto meno ebbe quella sola giusta, non inventata ma solamente risuscitata dal secolo nostro, antica quanto i santi padri e gli apostoli e il Salvatore, anzi quanto i profeti che l’annunziarono; l’idea del mondo rinnovato, ravviato, fatto progressivo veramente e solamente da lui. Il tornare dall’ultima, anzi dalla penultima di queste idee, al divagar di Vico o degli antichi, è un tornar addietro nella scienza nostra indubitabilmente. Sappiamo venerare i grandi de’ secoli passati; ma imitiamoli nel non rinnegare i progressi veri del nostro. — Del Muratori poi crediamo che non si possa mai abbastanza né onorar la memoria, né proporre ai posteri l’esempio. Buono ed operoso ecclesiastico, e paroco, e bibliotecario, fece numerosi lavori di teologia, di morale e di critica: ma furono un nulla rimpetto a quelli di storia d’Italia. Egli solo fece piú per questa, che non per l’altre qualunque societá letteraria, qualunque congregazione di monaci studiosi. Adempiè a tutti e tre gli uffici che avanzano la storia d’una nazione; fu gran raccoglitore di monumenti nell’opera Rerum italicarum; fu gran rischiaratore dei punti storici difficili nelle Dissertazioni, distese in latino ad uso dei piú studiosi, abbreviate in italiano ad uso de’ piú volgari; e negli Annali fu scrittore del piú gran corpo che abbiamo di nostra storia, scrittore sempre coscienzioso, non mai esagerato in niuna opinione, non mai servile, sovente ardito e forte, e talora elegante ed anche grande. Quindi i lavori di lui diedero spinta, agio, possibilitá ed a pubblicazioni ulteriori di documenti, ed a storie speciali delle lettere, delle arti, de’ commerci, e ad altre particolari di province e cittá; e cosí ai lavori del Tiraboschi e del Lanzi giá detti, ed a quelli di Lupi, Fantuzzi, Marini,