Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/210

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
206 appendice

grande scapito di sua dignitá e tranquillitá in Italia; essendosene accesi intanto contro lei, e non domati, gli animi di tutti gl’italiani, popoli e principi, Pio IX con gli altri, e Carlo Alberto piú di nessuno. Fu minaccia senza effetto, o, ciò che equivale, fatto piccolo con grande scandalo; grand’errore. — E ne fu agevolato un affare che sarebbe stato grave, se avesse potuto durare, l’effettuazione di quella lega doganale tra gli Stati indipendenti d’Italia, la quale era stata giá piú desiderata che sperata dagli scrittori precedenti le riforme. Mandato monsignor Corboli Bussi da Roma a Firenze, Torino e Modena, se ne stipularono le basi tra le tre prime corti, addí 3 novembre in Torino; e non accedendo Modena austriaca, dichiarò pure non far ostacolo per il suo territorio di Massa, frapposto fra Piemonte e Toscana. Intanto, al 2 ottobre, ordinamento del municipio romano in forma piú liberale, e feste piú che mai in quel giorno, ed alla dimane e cinque dí appresso; e poi al ritorno del papa da sua villa di Castel Gandolfo, e per il viaggio a Porto d’Anzo e per il ritorno, e per una sua visita alla chiesa di San Carlo, e per un nuovo motuproprio sulla Consulta, e per l’installazione di lei addí 15 novembre, e per quella del municipio addí 24, e per la vittoria degli svizzeri contro il Sonderbund, addí 30. Né quest’ultima fu tutta festa: insultaronsi i gesuiti, e fu il primo di que’ tumulti che fecersi poi in tutta Italia contro a quella Compagnia, e furono seguiti dalla cacciata di lei pochi mesi appresso, quando appunto sarebbesi dovuto attendere a cacciare gli austriaci, e non a dividere italiani da italiani, preti o non preti, gesuiti o non gesuiti, scandalezzando, incominciando ad alienare Pio IX. — E finí l’anno in Roma [30 dicembre] con un nuovo e miglior ordinamento dell’ordine delle materie nel ministero. Ed io non so ciò che ne parrá ad altri; so bene che l’avere qui concentrate quelle numerose riforme, que’ grandi passi fatti in diciotto mesi, dal governo assoluto qual era stato lasciato da Gregorio XVI, a questo governo cosí largo di Pio IX, mi fa, non che ingiuste, parere ingiustissime le lagnanze allora di tanti, e duranti in alcuni ancor oggi, che egli andasse troppo lento in esse. E tanto piú, che molto piú lenti andavano gli altri principi italiani.