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appendice 207


In Toscana, la rivoluzione delle riforme non si può dire incominciata se non un dieci in undici mesi dopo che a Roma, quando, addí 8 maggio, uscí una legge che rallentò le censure della stampa. Seguirono feste in Firenze e tutto lo Stato, insulti al console austriaco in Livorno; e poi giornali numerosi, liberi oltre la legge, liberissimi, ed alcuni licenziosi. Poi, commissioni a preparare altre riforme; e il governo consultativo che giá esisteva lá in ombra, riordinato, praticato; poi, ai 4 settembre, istituzione della guardia civica; e nuove feste, in cui apparí per la prima volta, fra altre innumerevoli, la bandiera tricolore. Intanto, feste e tumulti in Lucca; paura dei due duchi padre e figlio; e addí 1º settembre, concessione di tutto ciò che era stato conceduto in Toscana; poi fuga dei duchi, e cessione al granduca dell’usufrutto che tenevano finché morisse Maria Luisa, e lasciasse loro Parma. E cosí Lucca fu riunita a Toscana.

In Piemonte poi s’incominciò anche piú tardi; e fu fatale che quel paese e quel re, i quali avean date le prime mosse alle riforme, e dovevano poi prendere la prima e massima, e quasi sola parte all’impresa d’indipendenza, entrassero cosí ultimi in tutto ciò che ne era apparecchio. Ma il fatto sta che Carlo Alberto, vivissimo all’indipendenza, era lentissimo alla libertá, né, io credo forse e potrei dire so, per odio o vil paura ad essa, ma per nobilissima paura che questa nocesse a quell’acquisto d’indipendenza che era insomma il primo, il grande, il supremo de’ suoi pensieri. E certo, che questo spiega e le antiche e le intermediarie e le ultime azioni di lui, e le sue virtú e i suoi errori, le sue lentezze, le sue titubanze, le sue ostinazioni. Ad ogni modo, dal principio del 1846 al settembre del 1847, non s’era fatto un passo, non una riforma in Piemonte. Né una festa o un tumulto, che fu gran vantaggio a tener nuovi gli animi all’opere reali. Né a settembre stesso ed ottobre fu altro che una lettera confidenziale, ma confidenzialmente fatta pubblica, dove Carlo Alberto diceva che «se la provvidenza mandava la guerra d’indipendenza, co’ suoi figli a cavallo se ne farebbe capo». Il mondo sa come essi adempissero la parola. Ma allora non fece grand’effetto. L’opinione era alle riforme,