Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/30

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26 libro settimo

detto quindi «delle dame»; per cui, fatta pace tra le due potenze strazianti Italia, rimase questa una seconda volta abbandonata tutta ad Austria. In novembre, furono insieme a Bologna papa, imperatore e Sforza; e fu restituito a questo il ducato con dure condizioni [22 novembre]; fatta pace con Venezia [23 dicembre]; fatto duca il Gonzaga, giá marchese di Mantova [25 marzo 1530]; e dal papa incoronato a re d’Italia e imperatore Carlo l’[22 febbraio, 24 marzo 1530]. Questo congresso di Bologna fu quasi placito imperiale a modo de’ Carolingi. — E rifatti cosí amici imperatore e papa, rimasene abbandonata a questo la misera Firenze. Ella avea gia cacciati i governanti medicei, s’era rivendicata in libertá fin da dieci di dopo la presa di Roma [16 maggio 1527]. Ed erasi poi ordinata in repubblica meglio forse che non fosse stata mai; aveva quell’armi proprie, ordinate un vent’anni prima per consiglio di Machiavello. Fortificò allora, afforzò sue mura; ed a tale opera venne, abbandonando Roma e i lavori e l’arte, bell’esempio, Michelangelo. Peccato che tutto questo spirito militare fosse nuovo in lei! Anche qui era troppo tardi. Fu causa che non avesse capitano di nome, che non conoscesse uno de’ propri cittadini, il Ferrucci, di ciò forse capace. Cosí fu ridotta a cercarsi, ad assoldare un capitano forestiero, Malatesta Baglioni. Il quale poi, fosse traditor veramente, o forse ingiustamente venutone in sospetto, ad ogni modo, fu perdizione ultima di quella città, troppo a lungo rimasta imbelle. Venne contro per il papa l’Oranges, a capo di quelle stesse bande che aveano testé saccheggiata Roma. Ai 14 ottobre 1529, pose campo dinanzi a Firenze, ai 10 novembre die’ un primo assalto, e fu respinto. Ai 15 dicembre morí nel campo imperiale quel Gerolamo Morone, il congiuratore per l’indipendenza d’Italia contro all’imperatore! Addí 23 dicembre, per quella pace di Venezia che dicemmo, la misera Firenze si trovò abbandonata dalla secolare alleata. Voltosi l’assedio in blocco, i fiorentini fan due belle sortite addí 21 marzo e 5 maggio 1530. Addí 27 aprile, il Ferrucci, che teneva fuori la campagna, prende Volterra; e la difende poi contro agli imperiali, e aduna e muove un esercito di soccorso; e ai 2 agosto, a Gavinana, s’incontra coll’Oranges,