Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/90

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
86 libro settimo

nel 1637, e morí addí 8 gennaio 1641. Il processo di Galileo è brutto senza dubbio per li prelati che v’ebber parte; ma le carceri, i tormenti aggiuntivi sono gravi esagerazioni, e piú grave quella di attribuire alla Santa Sede l’opera dell’Inquisizione. Del resto, non rifarem noi l’errore di Galileo; lasceremo la questione teologica; e tenendoci alla politica, noteremo che quella persecuzione resta gran vergogna della corte che la mosse, di quella che la sofferse, di tutto il secolo in mezzo a cui si fece; e che se i due nomi di Tasso e Galileo bastano a dimostrare la perennitá, la varietá, la feconditá dell’ingegno italiano anche in secolo di massima decadenza, le due vite di que’ grandi bastano a dimostrar viceversa quanto fosse indegna di essi, discorde da essi la loro nazione in quel secolo. — E quindi si potrebbe argomentare a priori ed a fortiori, che questo non poté esser grande in quella filosofia spirituale che alcuni pretendono conformare le generazioni, ma che io crederei anzi per lo piú conformata dalle qualitá morali, intellettuali e religiose di esse. E restano poi le opere di que’ filosofi (molto vantati ai nostri dí, per vero dire, o per la smania di aggiungere alle incontrastate glorie nostre le contrastabili, ed ai grandi secoli nostri un secolo di piú, o talor per la smania peggiore di trovar grandi i nemici del cattolicismo), restano, dico, le opere di Vanini [1535-1619], Giordano Bruno [1550-1600], Campanella [1568-1639] e di Telesio [n. 1509], a dimostrare, che fu mediocre la filosofia spirituale italiana a que’ tempi; se pur mediocri si voglian concedere le filosofie ingegnose, acute, ardite ed anche in parte progressive, ma mal logiche, mal compiute, non consistenti in sé, non tetragone, non combinanti le proprie parti, e retrograde anzi in molte parti; le filosofie insomma che progrediscono andando allato ma non dentro la via della veritá. Del resto, non saremo noi a negare un grande benché mal promosso pensiero del Campanella. Povero frate in un convento ideò la liberazione d’Italia dagli spagnuoli. Lontano d’ogni pratica, fu un generoso sognatore.

21. Continua. — Se fosse vera in qualche parte quella tristissima teoria che tiene inevitabile in ogni cosa umana la successione