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94 libro settimo

Olanda, unite per trattato [7 settembre 1701] in quella che fu detta la «grande alleanza». Venezia, neutrale al solito, dichiarò lasciar passare chi volesse ne’ suoi Stati, eccettuate le terre chiuse; e nelle terre chiuse si passò poi come nelle aperte. Cosí all’incirca in quelle de’ Farnesi, degli Estensi e del papa barcheggianti. Casa Savoia sola continuò a contare in Italia, anzi incominciò allora a contare in Europa. La prima fazione in Italia (lasciando una congiura fatta in Napoli per casa d’Austria, e secondo il solito mal capitata) fu la discesa del principe Eugenio di Savoia capitano d’Austria, e giá gran capitano nelle guerre anterioriá d’Italia e di Turchia. Passò per Roveredo, la Pergola, Serchio, Vicenza; cosí eludendo Catinat, grande e provato capitano anch’esso, che coll’esercito franco-piemontese stava a guardia in Val d’Adige, dell’antiche chiuse d’Italia contro Germania. Quindi, sapientemente ed arditamente evoluzionando e combattendo, Eugenio passò Adige e Mincio, e Catinat fu deposto. Sottentrògli Villeroi, capitano di corte che si lasciò battere a Chiari [1º settembre], e sorprendere e prendere in Cremona [1º febbraio 1702]. Sottentrògli Vendôme che sostenne le cose francesi; e combattessi una battaglia dubbia a Luzzara [15 agosto], a cui assistette Filippo V, venuto di Spagna a visitar Napoli e Milano. — Il rimanente di quell’anno, e mezzo il seguente 1703, passarono tra molte fazioni, ma niuna di conto in Italia, niuna decisiva nemmeno altrove. Ma intanto volgevasi dall’una parte all’altra Vittorio Amedeo duca di Savoia. Fosse ira delle insolenze spagnuole e francesi, o aviditá e mutevolezza alle promesse austriache, o legittimo intendere della propria indipendenza minacciata tra Francia e Milano franco-spagnuola, ad ogni modo entrò Vittorio Amedeo in trattati coll’Austria. Luigi XIV se ne accorse; e a’ 29 settembre 1703 Vendôme disarmò e fece prigioni i piemontesi del suo esercito. Il duca rispose dichiarando guerra a Francia e Spagna [7 ottobre], che, accerchiatone com’era tuttavia, fu bella arditezza; e firmando con Austria e gli alleati di lei un trattato [25 ottobre], per cui gli eran promessi il Monferrato (che si prevedeva disponibile fra poco, dopo la morte di Carlo Gonzaga, senza figliuoli) ed Alessandria, Valenza,