Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/116

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novella vii 113

IL BANDELLO

a l’illustrissimo e reverendissimo signore

monsignor

PIRRO GONZAGA CARDINALE


Se ai tempi nostri, signor mio osservandissimo, s’usasse quella cura e diligenza che appo i romani ed i greci fu lungo tempo usata in scriver tutte le cose che degne di memoria occorrevano, io porto ferma openione che l’etá nostra non sarebbe meno da esser lodata di quelle antiche, le quali tanto gli scrittori lodano e commendano. Ché se vorremo per la pittura e scultura discorrere, se i nostri pittori e scultori non sono da esser a quei tanto celebrati preposti, gli resteranno almeno uguali. Le buone lettere a’ nostri di non credo io che punto agli antichi oratori, ai poeti, ai filosofi ed agli altri scrittori cosí latini come greci debbiano cedere, che a par di loro non possano vedersi. La milizia quando mai fu in maggior pregio che si sia ora? Certamente, se Alessandro il Magno, Pirro, Annibale e Filopemene, Q. Fabio Massimo, i folgori di battaglia Scipioni, Marcello, il magno Pompeio e Cesare, con tanti altri famosi eroi, fossero vivi e vedessero il modo del guerreggiar d’oggidí e ciò che si fa col solfo, salnitro e carbone, resterebbero smarriti e a molti dei nostri capitani cederebbero e vederiano ne’ soldati privati tanto animo, tanta industria e tanto valore quanto nei loro vedessero giá mai. Ma il male è che ai nostri tempi non v’è chi si diletti di scriver ciò che a la giornata avviene; onde perdiamo molti belli ed acuti detti, e molti generosi e memorandi fatti restano sepolti nel fondo de l’oscura oblivione. E pure tutto il dí avvengono bellissime cose, che sono degne d’esser a la memoria de la posteritá consacrate. Onde per ora ne scieglierò una avvenuta questi anni passati a Gazuolo. Questa